In questi giorni, marzo 2022,  la nostra Europa sull’onda, speriamo finale, della Pandemia è suo malgrado entrata a contatto con una guerra molto vicina a noi, e che ci coinvolge direttamente, non soltanto dal punto di vista politico ma anche umanitario.

Ma cos’è la Guerra militare? e perché è diversa da una guerra psicologica, una guerra familiare, una guerra digitale.
La GUERRA è la sconfitta della possibilità di trovare un accordo rispettoso e equo per entrambe le parti in causa, ma se un conflitto può essere da solo verbale sino a aspro e violento, l’uso della forza fisica e delle armi per annientare a morte il volere dell’altro su larga scala, è una decisione violenta e distruttiva per tutti, che non lascia margini di recupero, ed è definitiva!
Le trattative o gli accordi di pace, non riparano i lutti e gli orrori della guerra!

Spiegare la guerra ai bambini è molto difficile, perché a loro risulta subito chiaro che è una soluzione ingiusta, che genera lutti e che ha quindi un costo enorme.

I bambini rimangono confusi perché gli adulti che fanno queste azioni incoerenti, sono poi quelli che giudicano sbagliati i conflitti infantili e per i quali puniscono i bambini stessi!

Molti genitori, vedendo cosa sta succedendo in Ucraina, si stanno facendo questa domanda, come devo parlare della guerra ai miei figli, cosa devo dire e cosa non dire.

Bisogna parlare della guerra?
La risposta è SI, ma il come è fondamentale.

È indispensabile parlarne, perché abbiamo a che fare con eventi che generano PAURA e quindi il sentimento di protezione e di sicurezza deve essere sia per gli adolescenti, ma in particolare per i bambini molto alimentato e ripetuto, i nostri figli vanno rassicurati che in questo momento noi siamo al sicuro.
Attenzione però, purtroppo la nostra funzione genitoriale in questo caso deve esprimersi molto accuratamente, non basta dire andrà tutto bene, è sempre necessario chiedere ai bambini come si sentono e farli parlare delle loro emozioni, sono tristi, preoccupati, spaventati?
È necessario chiedere che cosa hanno capito riguardo questa guerra, o più in generale dell’evento difficile che stiamo attraversando assieme, sia esso un evento naturale come un terremoto o un problema familiare.

Quindi nel rispetto dell’età dei bambini, del loro atteggiamento e dei loro vissuti si può chiedere loro come si sentono, parlandoci, ma si può anche lasciarli continuare la loro vita di sempre.
Può accadere infatti, che sia i bambini, ma in particolare gli adolescenti, siano disinteressati o siano addirittura indifferenti a quello che sta accadendo in Ucraina, o a qualsiasi evento politico o naturale che ci coinvolge; fa parte della loro normale gestione delle emozioni contrastanti, potranno essere più interessati ai prossimi concerti dei cantanti o delle band che amano, o ai campionati di calcio, o a quelle attività che in quel momento attirano tutta la loro attenzione.

Se non è qualcosa a cui vogliono pensare o di cui vogliano discutere, non è necessario forzare una conversazione o cercare di convincerli a impegnarsi in preoccupazioni sulla guerra, dobbiamo lasciare che esprimano i loro interessi, e sentire che alla loro età questo può essere normale e accettabile.

RISPONDERE alle DOMANDE
Se ci fanno delle domande invece occorre mettere in pratica delle azioni chiare.
La differenza più importante dell’azione genitoriale sta nell’età dei bambini, sino alla preadolescenza 11/12 anni, innanzitutto è necessario proteggerli da immagini e notizie violente.
Mentre i preadolescenti e gli adolescenti sono costantemente informati dai social media, cerchiamo di mantenere un livello di protezione minimo per i bambini più piccoli.
Il sentimento di protezione e di sicurezza che i nostri figli, di tutte le età, percepiscono, dipende sostanzialmente da NOI, lo comunichiamo non solo con le parole, ma con i comportamenti, con le comunicazioni non verbali, il tono della voce, i nostri movimenti; se ci vedono e sentono preoccupati, agitati, in costante ricerca di notizie o in discussioni più o meno accese con altri adulti, aumenteranno il loro livello di allarme e andranno in ansia, e ci chiederanno cosa sta succedendo.

D’altra parte è giusto insegnar loro ad affrontare situazioni difficili, ma con la dovuta calma e riflessione, non dobbiamo tacere su tutto e escluderli dal mondo che dovranno un giorno affrontare da soli, il nostro compito non è solo di proteggerli, ma anche di fornirgli strumenti di stima e di valutazione che potranno poi usare da grandi.

GESTIRE LE NOSTRE EMOZIONI
Quindi è necessario in prima battuta gestire le nostre emozioni, che non vuol dire nasconderle, ma saperle riconoscere e dar loro un nome, difronte agli eventi di questi giorni sentiamo preoccupazione, agitazione, ansia, angoscia, paura, orrore.

Sapendole riconoscere riusciamo meglio a gestirle e a decidere se e come comunicarle.

COSA e COME SENTONO I BAMBINI
Ad es: In una situazione difficile, un lutto, un problema familiare, se i bambini ci vedono piangere e noi ci nascondiamo senza spiegare cosa ci sta accadendo, li mettiamo molto in allarme.
I bambini piccoli hanno un normale sentimento di base, chiamato “egocentrismo infantile”, che li porta a sentire di essere al centro del mondo, che sentono come tutto LORO o meglio riferito a se stessi.

Se qualcosa non va nel LORO mondo si domandano se siano loro ad aver causato quella situazione, se non vengono aiutati a capire cosa sta succedendo di “brutto”, cercheranno nella loro mente dei motivi a quello che sta accadendo, costruendo delle spiegazioni alla loro portata intellettiva e emotiva.
Se non trovano nell’adulto un momento per parlarne e per capire, possono rimanere confusi, allarmati e preoccupati, si daranno delle spiegazioni generate dalle loro fantasie, che finiranno con il sentire come fatti, attribuendosi magari delle responsabilità o delle colpe a cui noi non penseremmo mai.

Queste situazioni sono ansiogene e sono momenti in cui si genera la possibilità di sviluppare sintomi sia psicologici che fisici, come nervosismo, pipì a letto, aumento dei capricci, pianti improvvisi, inappetenza o voracità.
Contrariamente a quanto si pensa più i bambini sono piccoli meno hanno strumenti mentali per capire eventi complessi, più è necessario tranquillizzarli, fornendo loro spiegazioni semplici  a quello che sta accadendo,” ….STANNO ACCADENDO delle BRUTTE COSE per questo sono preoccupata, ma tu stai tranquillo, ci pensiamo noi grandi…”Ai bambini i sentimenti e le emozioni arrivano molto chiaramente, (anche ai bambini che ancora non parlano), ma non avendo le competenze intellettive per capire cosa sta accadendo, ne per poter chiederci spiegazioni, senza il nostro aiuto non possono affrontare queste emozioni.
Quindi non dobbiamo assolutamente pensare che i bambini più piccoli non si accorgano di quello che sta accadendo intorno a loro!

 

COSA SENTONO GLI ADOLESCENTI
Con gli adolescenti ci possiamo relazionare in maniera differente, i ragazzi sono costantemente connessi al web attraverso i social media, hanno accesso a un’enorme quantità di notizie, spesso manipolate, e saranno già ben consapevoli di quello che sta accadendo in Ucraina, ma anche in Russia.
Analizzare assieme ad esempio una mappa della Russia e dell’Ucraina, in modo da poter visualizzare dove si trovano questi paesi in Europa e dove invece viviamo noi, può essere utile per capire quale sia il livello di sicurezza che in questo momento abbiamo.
Con i più grandi può anche essere utile affrontare il concetto di guerra dal punto di vista storico, o geopolitico, sempre sintonizzandoci sul desiderio di capire, in questo caso dell’adolescente.
Dobbiamo comunque rassicurarli, oggi, noi, dalle nostre case possiamo dire che è altamente improbabile che saremo direttamente colpiti dai combattimenti e dai bombardamenti che stanno accadendo in quella regione.
È necessario comunicare il senso di protezione e sicurezza che vivono nella loro casa con noi, hanno già dovuto affrontare due anni di PANDEMIA!

Gli adolescenti vivono immersi in un mondo di emozioni contrastanti e conflittuali, quindi è necessario parlare con loro dei nostri e dei loro sentimenti, mantenendo lucidità e calma, spiegando che siamo preoccupatiche possiamo essere spaventati, ma che cerchiamo di mantenere un nostro sentimento di stabilità di base, che nonostante gli eventi difficili ci permette di andare avanti con la nostra vita.

MANTENERE ROUTINE QUOTIDIANE
Dobbiamo infatti mantenere, dove e come possibile, in ogni momento di una qualsiasi emergenza le nostre normali routineDopo ogni evento traumatico, è importante che i bambini e i ragazzi tornino a una vita normale il più rapidamente possibile, quindi, che si tratti di continuare a fare i compiti, o andare alle lezioni di nuoto, o fare delle attività che li divertono, incontrarsi con gli amici, semplicemente è giusto attenersi alle normali attività precedenti l’evento emergenziale.
Durante l’emergenza stessa, tutto quello che riguarda lo studio e le attività ludiche devono essere mantenute il più possibile, proprio per dare un senso di continuità, di valore e di rispetto dei loro spazi mentali ed emotivi, questo aiuta anche a affrontare il TRAUMA in corso, ecco perché vediamo che in emergenza con i soccorsi di Protezione Civile, ONG o associazioni umanitarie, arrivano sempre per i bambini, oltre che cibo e vestiti, anche libri, giochi, pastelli, colori, fogli per disegnare, e c’è sempre del personale specializzato per seguire i momenti delle loro attività extra-familiari.

Allo stesso modo, iniziative come contribuire alla donazione di qualcosa di proprio, come vestiti, o partecipare all’acquisto di generi alimentari o medicinali, da donare alle associazioni di volontariato e portarli a qualche centro di raccolta, aiutano i ragazzi giovani a dare un senso a una sequenza incredibile di eventi, e a farli sentire partecipi e meno impotenti.
In ogni emergenza, dobbiamo mantenere saldo un sentimento di continuità della nostra vita, rispettare gli orari per alzarsi la mattina, per i pasti, per le attività di cura della casa.
Questo ci permette di mantenere un senso di controllo sul qui ed ora, di non sentirci stravolti e soverchiati dai fatti per quanto allarmanti o luttuosi; anche sforzarci di farlo per i nostri figli da ai nostri stessi sentimenti una forza che ci impedisce talvolta di cedere allo sconforto.
In situazioni estreme anche rassicurare i bambini e i ragazzi quando siamo tutti rifugiati in metropolitana o nei rifugi antiaerei che lì dovremmo essere più al sicuro è indispensabile, anche se ci può sembrare assurdo o incoerente.

CONTROLLO
Se sentiamo di non farcela, è importante chiedere aiuto e non nascondere o negare le difficoltà che stiamo attraversando, dimostrare cioè che anche gli adulti hanno bisogno di sostegno, serve ai ragazzi a sentire che anche loro non devono essere infallibili, che avere bisogno e chiedere aiuto è possibile, e che farlo ci può portare a conoscere cose o persone che aumenteranno la nostra qualità della vita.

In conclusione ci può capitare di avere dei dubbi su che cosa stiamo dicendo o su come dirlo, ma ammettere di essere in difficoltà o di non essere sicuri è importante, sempre mantenendo un sentimento di controllo e sicurezza di base.
Se viviamo e dimostriamo un sentimento di insicurezza in un dato momento non vuol però dire essere sul punto di crollare, vivere con l’incertezza, mostrando anche la capacità di nominare e parlare di sentimenti complessi è il modo migliore per affrontare un’emergenza.

Se credi che questo articolo possa essere utile e vuoi contribuire alla sua diffusione, condividilo attraverso uno dei canali social presenti qui sotto!
Facebooktwitterlinkedinmail