Essere un EXPAT italiano
Essere un expat italiano
È ormai entrata nel gergo comune la parola expat, un neologismo che l’Enciclopedia Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/expat_(Neologismi)/# definisce : “Chi si stabilisce temporaneamente o definitivamente all’estero per motivi di lavoro”
Il verbo inglese expatriate, espatriare, ha in sé il significato stesso dell’emigrazione in un’altra nazione, è composto infatti da ex e patria, cioè lasciare la terra natia.
Il neologismo odierno che leviga e sintetizza, ci ha dato il temine EXPAT, che oggi vale appunto per tutti coloro che stabiliscono temporaneamente o in maniera definitiva la propria vita, lavorativa o di studio all’estero.
Le modifiche sostanziali nella facilità degli spostamenti, sia a terra che in aria, la presenza costante dei mezzi di comunicazione personale nel nostro quotidiano, hanno facilitato in maniera estrema la mobilità fisica, e abbattuto le distanze.
Per fare un esempio l’emigrazione del secolo scorso verso le Americhe di italiani che andavano a cercar fortuna, vedeva la maggior parte di quei viaggi, molto lunghi e costosi, esprimersi in una sola direzione, verso il sogno americano appunto; si tornava solo dopo anni se si era fatta fortuna.
Ora si può fare il giro del mondo in meno di 80 giorni, e potendoselo permettere si può anche andare in orbita.
La tecnologia ha paradossalmente annullato le distanze, basta un collegamento Internet di media velocità e ci si può parlare e vedere stando ai due estremi del mondo, e ci si sente “come se” fossimo a casa o vicini ai nostri affetti.
La semplificazione e la facilitazione dei viaggi e della comunicazione aumentano la possibilità quindi di spostarsi o “sentirsi” vicini, ma “essere” fisicamente in un altro luogo, lontani da casa e dagli affetti familiari é differente.
Vivere all’estero è un’esperienza reale che modifica in maniera sostanziale lo stile di vita e di conseguenza i vissuti emotivi.
È diventata prassi comune per una larga fascia d’età di persone muoversi, viaggiare non solo per svago, ma anche per studio e lavoro; nell’adolescenza per i viaggi studio, per gli universitari con l’Erasmus, sino a coloro che scelgono di lavorare in una nazione diversa da quella di nascita.
Si è venuta a creare una “condizione sociologica” quella dell’expat appunto, che vede molti giovani cittadini europei come migranti culturali, con tutte quelle modifiche sociali e psicologiche che si instaurano nelle persone quando hanno deciso di vivere all’estero, seppur temporaneamente.
La vita dell’expat è però diversa dalla posizione di chi anni fa o anche oggi emigra, per esempio dal nostro Sud al Nord, anche se ancora oggi “il pacco da giù” è un mondo di affetti sapori e ricordi, vivere in un altro paese, seppur per la maggior parte appartenente all’Europa geografica o politica, è un’altra cosa.
Le differenze sociologiche, politiche, di clima, di comportamento, gli atteggiamenti culturali come le abitudini alimentari, le relazioni familiari, i rapporti di lavoro, sono tutte variabili per cui bisogna mettersi in gioco ogni giorno.
Trasferirsi per lavoro in un paese lontano dall’Italia poi, può far sentire molto isolati, anche se ci si trasferisce con la famiglia. Le capacità comunicative o sociali di ognuno vengono messe a dura prova in contesti culturali e lavorativi differenti dal nostro, esiste uno sforzo di adattamento, mentale e fisico che diventa con il tempo una fatica impercettibile ma presente.
Il desiderio di integrazione, di partecipazione attiva, di accettazione del contesto lavorativo o accademico, sommati, diventano un carico emotivo che può non essere riconoscibile, ma che può portare lo stress oltre un livello di tollerabilità che sfocia nella perdita del proprio equilibrio; la fatica emotiva è una variabile da tenere in considerazione.
Vivere all’estero come expat italiano può suscitare una vasta gamma di emozioni e ci mette nelle condizioni di dover confrontarci con esperienze che spesso non sono evitabili.
Ecco alcune variabili da considerare.
– Nostalgia di casa, molti sento la mancanza della famiglia, degli amici, della cultura italiana, in cui il cibo, la lingua, la nostra gestualità la fanno da padrone
– Adattamento culturale, l’integrazione in una nuova cultura può essere sia eccitante che frustrante, imparare nuove abitudini, modi di fare, addirittura una nuova lingua richiede tempo e pazienza, può portare frustrazioni e sentimenti di estraniamento
– Crescita personale, vivere all’estero offre molte opportunità di crescita personale, gli expat spesso sviluppano nuove competenze e diventano più indipendenti e resilienti
– Opportunità professionali per molti trasferirsi all’estero rappresenta una scelta legata a migliori opportunità di lavoro e carriera, può essere molto stimolante lavorare in ambienti internazionali e altamente diversificati
– Solitudine, specialmente nei primi mesi la solitudine può essere un problema serio, creare una nuova rete sociale richiede tempo e può essere difficile all’inizio, talvolta le differenze culturali sono insormontabili
– Orgoglio e identità, molti expat italiani mantengono un forte senso di identità nazionale e trovano modi per celebrare la cultura italiana partecipando alle attività delle comunità italiane locali o celebrando le festività italiane. Talvolta questa forte identità può essere di ostacolo a integrazioni di successo
– Scoperte avventure, esplorare la nuova città e il nuovo paese offre sensazioni e emozioni molto stimolanti e ricche di eventi piacevoli
– Differenze burocratiche, entrare in contatto con strutture istituzionali differenti mette alla prova la nostra capacità di adattamento, ma da italiani, credo che essendo cresciuti tra i nostri bizantinismi burocratici, il più delle volte si impara ad affrontarli velocemente
– Conflitti di identità, spesso gli expat italiani propio per la loro forte identità, possono sentirsi divisi tra le due culture, in un conflitto che è generato dalla contrapposizione tra la “madre lingua” e gli aspetti che contrastano nel paese in cui si vive; ci si può sentire non completamente a casa nel nuovo paese e non più così a casa nel paese d’origine
– Soddisfazione e successo, nonostante tutte queste sfide, molti aree personali trovano grande soddisfazione e un forte senso di realizzazione personale e professionale nella loro nuova vita all’estero.
Anche se dopo delle esperienze all’estero si rientra nella città natia, la propria vita riporta un cambiamento sostanziale nelle persone che sono state expat, tutte le esperienze vissute, le difficoltà superate, i successi raggiunti, arricchiscono in maniera definitiva e sostanziale l’approccio alla gestione della propria vita.
Può accadere che nel rientrare nel paese natio, o addirittura nel luogo di nascita, dopo un primo momento di “luna di miele” si possano evidenziare delle criticità rispetto a quello che si è lasciato all’estero e che non può essere ritrovato o integrato in Italia.
Alcune persone attraversano un periodo di riadattamento, più o meno lungo, per riuscire a trovare un equilibrio nuovo, mettendo a frutto tutte le esperienze accumulate, ma elaborando una separazione da quello di diverso ma piacevole, a cui si erano abituati all’estero.
Nel tornare si potrà evidenziare una diversità con chi è rimasto, ex compagni di scuola, familiari, amici; a volte queste differenze di valutazione del quotidiano, di prospettiva sociale o economica possono essere rilevanti.
Credo però che tutto ciò che è diverso da uno, porta in sé la possibilità di dare un contributo all’altro, e che queste diversità possano quindi essere messa a frutto, piuttosto che vissuta come ostacoli.
In sintesi credo che inserire nella propria formazione personale qualche tempo di vita come expat, sia un po’ l’equivalente attuale del “grand tour”
https://it.wikipedia.org/wiki/Grand_Tour accessibile ora a quasi tutti i giovani.













