L’attuale PANDEMIA del virus SARS-COV-2,  che genera la malattia del COVID-19, ha ormai da un anno modificato in maniera estremamente significativa la nostra vita quotidiana a tutti i livelli, personale, familiare, scolastico, sociale e non ultimo lavorativo.

 

 Il perdurare di questa condizione di allarme, di paura del contagio, di costrizione e di impotenza, unite all’impossibilità di continuare a lavorare per alcune categorie, o semplicemente di mettere in atto gli usuali comportamenti autoprotettivi per ristabilire il nostro equilibrio piscofisico, come viaggiare, o di praticare sport, o di poter svolgere le nostre attività di svago, di scambio sociale e culturale, di incontro con gli affetti della famiglia allargata, ci stanno causando un forte e prolungato stress.

La risposta di stress, che il nostro corpo mette in atto di fronte a situazioni più complesse del normale, ha delle caratteristiche psico-fisiologiche specifiche, ed è una risposta sana alle sfide che la vita ci propone o come in questo periodo ci impone. 

Per primo Hans Selye, un medico austriaco naturalizzato canadese, definì dopo varie ricerche la reazione di stress.

 

Il termine usato per descrivere questa situazione “stress” appunto,  venne mutuato dalla fisica (indica lo sforzo o la tensione a cui era sottoposto un materiale); Selye lo utilizzò per definire la “risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo”, noto anche come “stressor”, cioè ogni risposta che il corpo e il cervello mettono in atto per fronteggiare stimoli negativi di varia natura.

Il concetto di stress è poi stato suddiviso in due aspetti contrapposti:

L’Eustress o stress positivo, è quella spinta di desiderio e di risposta sia  a stimoli interni che esterni, che l’individuo mette in atto in situazioni in cui intende migliorarsi, superare una difficoltà, attivare un nuovo progetto.

Per mantenere l’aspetto positivo l’Eustress deve essere di breve durata se molto intenso, ma deve comunque superare una certa soglia per spingerci verso l’obiettivo.

Il nostro corpo si attiva a livello metabolico ed energetico stimolando cuore, polmoni, ghiandole surrenali, fegato, stomaco intestino, occhi, tutti questi organi interni si mettono a funzionare in maniera più efficiente e più rapida. 

Come per una corsa, possiamo fare uno scatto o saltare un ostacolo, ma mantenere alto il livello di attivazione oltre un certo tempo diventa difficile sino ad essere dannoso. Possiamo allenarci a aumentare il nostro livello di attivazione per periodi più lunghi, ma il nostro corpo rischia di ammalarsi se sottoposto a stress troppo prolungati.

Il Distress, o stress negativo si esprime in tutte quelle situazioni di conflitto, di difficoltà, dovute alla vita, come lutti, o grandi cambiamenti, che ci trovano senza delle risorse adeguate a fronteggiarli, siano le nostre risorse troppo poche, ma anche nel caso siamo costretti ad investirne troppe.

Dall’inizio di questa pandemia siamo troppo spesso in distress continuo, e rimaniamo a contatto proprio con questi sentimenti così duri e soverchianti, di tristezzarabbia, impotenza, cercando di far fronte a situazioni economiche e sociali per alcuni di noi addirittura tragiche,  come la morte dei nostri cari, o alla chiusura di attività lavorative.

 

La maggior parte di noi, ha una capacità di adattamento alle difficoltà e di reazione all’esposizione ai traumi, che ci permette di mantenere un livello accettabile di equilibrio, anche dopo aver subito importanti eventi traumatici.   

Oggi ci troviamo però a vivere continui cambiamenti di scenari nel nostro quotidiano, senza talvolta avere nessuna opportunità di confrontarci in maniera più adattiva e costruttiva.

 

Siamo continuamente costretti a modificare alle nostre abitudini, cercando di adattarci ai cambiamenti delle regole che si susseguono, alcuni esempi stanno nelle chiusure dei territori, che ci impediscono gli spostamenti, certo per proteggerci dalla diffusione del virus stesso, ma che ci limitano mentalmente e emotivamente come le chiusure dei ristoranti e locali.

 

 

Le comunicazioni di future riaperture poi, ci illudono di poter tornare ad una vita sociale che consideravamo normale, salvo ritrovarci con nuove disposizioni di chiusure repentine quando l’indice del contagio “generale” si impenna, o peggio di essere zona rossa dalla mattina seguente.

Tutte queste continue e inaspettate modifiche ci fanno provare un forte senso di paura, disorientamento, tristezza, rabbia e di frustrazione, che si unisce a tutti quei dati reali come i problemi finanziari o di salute, causati proprio dalla indiscutibile necessità di proteggere noi e i nostri cari dalla tragica evenienza di ammalarci e rischiare la nostra e l’altrui vita.

    Questo terribile scenario ci sembra ormai la normalità, ed è entrato nei nostri schemi mentali modificandoli, basti vedere come sussultiamo se qualcuno ci si avvicina troppo e non indossa la mascherina anche all’aperto, o quando vedendo delle immagini con persone vicine tra loro che sembrano di attualità, ma che sono magari di un anno fa, ci viene di pensare…”ma non indossano la mascherina!

Non è possibile trovare altro adattamento, che quello di far fronte giorno per giorno a quello che incontriamo, mettendo in atto il meglio che riusciamo a essere e a fare,  cercando nuove risorse per aumentare la nostra tenuta allo sforzo emotivo.

Nessuno è escluso dall’impatto di questa emergenza, anche se ognuno si trova a rispondere in modo differente per situazioni anche totalmente indipendenti dalla volontà personale.

Per questa emergenza COVID che ha le caratteristiche classiche di essere improvvisa insolita e inaspettata, oltretutto di livello mondiale, non abbiamo possibilità di trovare soluzioni immediate ed efficaci, ma stiamo imparando a usare tutte le nostre risorse per far fronte a un evento storico, sinora rarissimo.

Ecco quindi che le nostre risorse fisiche, emotive e psicologiche, sono messe a dura prova, lo stress e i traumi subìti possono, anche se non sempre, farci ammalare.

 

 

Le normali risposte allo stress prolungato sono le difficoltà a dormire, gli stati di iperattivazione psico-motoria, l’eccesso o la mancanza di appetito, l’uso e abuso di farmaci o sostanze che alterano il nostro stato cognitivo o emotivo, gli stati dell’umore fortemente altalenanti, da euforia a sentimenti di forte tristezza, l’aumento delle situazioni di conflitto nelle relazioni familiari e sociali, l’uso e abuso di strumenti digitali

La vicinanza ripetuta e continuativa a situazioni traumatiche è un fattore di rischio psicologico, alcune persone esposte per un’attività lavorativa a queste condizioni traumatizzanti, in cui è a rischio la loro sopravvivenza, perché ad esempio possono ogni giorno contagiarsi, o si sono già gravemente ammalate di COVID-19, possono sviluppare disturbi post-traumatici come  il disturbo da stress post traumatico, o il disturbo da stress acuto, o i disturbi dell’adattamento.(vedi sotto)

 

Per ammalarsi devono coesistere però delle predisposizioni individuali (fattori di rischio pre-trauma) dovute alla storia emotiva pregressa dell’individuo, che va a sommarsi alla gravità del trauma vissuto, (fattori di rischio peri-trauma) e che può inserirsi in un contesto socio-familiare-lavorativo non sufficiente al sostegno del disagio della persona, (fattori di rischio post-trauma).

 

 

 

Il DSM V – (2014) [manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali], descrive differenti disturbi post-traumatici:

Il disturbo reattivo dell’attaccamento, il disturbo da impegno sociale disinibito, il disturbo da stress post traumatico, il disturbo da stress acuto, i disturbi dell’adattamento.

Di questi i primi due, il disturbo reattivo dell’attaccamento e il disturbo da impegno sociale disinibito, fanno parte della storia emotiva infantile dell’individuo, e sono dovuti a situazioni traumatiche vissute nel contesto familiare del bambino; causano serie interferenze nello sviluppo emotivo e nella capacità di sviluppare una vita serena da adulti.

Il DPTS DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS è la diagnosi che si applica ad una serie di sintomatologie molto complesse e invalidanti, che insorgono dopo un’esposizione ad un trauma sia fisico che psichico, in cui la persona abbia subìto una minaccia di morte o grave lesione. 

Non è un caso che assieme al disturbo da stress acuto siano patologie che in questo momento storico siano più frequenti rispetto al passato. 

Queste diagnosi sono frequenti nei soldati tornati dalle zone di guerra, dove essere sottoposti a atrocità e per cui vivere sotto stress era parte del “mestiere”, o a persone che hanno subito aggressioni sessuali, o a migranti provenienti da zone di guerra.

Oggi a seguito di questa pandemia il vivere da oltre un anno in situazione di distress, e essere venuti a contatto con la reale possibilità di perdere la vita, sta creando per esempio nella popolazione sanitaria, ma non solo, molti più disturbi che in passato.  

Quando lo stress prolungato e il trauma estremo si associano, si ha un evento emotivo che la persona può non sostenere; ma non tutte le persone si ammalano, alcune fanno fronte con le proprie risorse emotive anche a traumi violenti o sconvolgenti e con un aiuto specialistico, anche di breve durata, riescono a superare la sofferenza relativa all’evento traumatico, in questo caso parliamo di una diagnosi di disturbi dell’adattamento. 

Alcune persone invece si ammalano in modo grave. 

Vediamo perché!

Per arrivare alla patologia, cioè alla cronicizzazione dei sintomi ad oltre un mese dall’evento devono esserci dei fattori di rischio, che sono le cause predisponenti (fattori pre-trauma), la persona cioè ha vissuto, nella sua storia precedente al trauma in questione, molte altre situazioni difficili a partire dall’infanzia; il trauma attuale deve essere percepito dall’individuo come estremo appunto, (fattori peri-trauma), la persona sente di aver subìto un vissuto tale da pensare sia stata messo in dubbio la sua sopravvivenza. 

Il soggetto inoltre deve trovarsi in una condizione attuale di fragilità sia a livello personale che sociale-familiare, (fattori post-trauma); da ultimo per l’instaurarsi della malattia, anche dopo  diversi mesi dopo l’evento traumatico, l’individuo si trova soggetto a un contesto non legittimizzante il suo disagio (fattori di mantenimento). 

Il disturbo post traumatico da stress genera una sintomatologia molto ampia, e invalidante, e ha caratteristiche di esposizione al trauma molto crude e violente, che danno origine a ricordi ricorrenti e intrusivi dell’evento, sogni e incubi ricorrenti, flashback dissociativi, sentimenti di estraniamento, esplosioni di rabbia o comportamenti autolesivi e spericolati, sofferenza psicologica intensa a qualsiasi azione o anche associazione mentale che ricordi anche solo un’aspetto dell’evento traumatico, reazioni fisiche di fuga o di evitamento riguardo cose o situazioni che riguardino un’aspetto simile all’evento traumatico, alterazione del flusso dei pensieri e delle emozioni in senso negativo, su se stessi, sugli altri e verso il mondo in generale, perdita della capacità di provare emozioni positive,  sono alcune tra le più importanti e invalidanti situazioni che si trova a vivere chi sviluppa un DPTS a seguito di un trauma violento.

Il trattamento di questa grave patologia è lungo e complesso, non riguarda unicamente l’ultimo evento traumatico che la persona ha vissuto, infatti interventi che si occupino soltanto di questo trauma sono efficaci per un breve periodo.

La persona avrà bisogno di ricostruire un suo sentimento di sicurezza profonda, che possa permetterle di superare la somma dei traumi subiti. (vedi pagina disturbo DPTS)

In conclusione siamo tutti immersi in una realtà anomala e fortemente stressante, non abbiamo un’esperienza comune precedente a cui fare riferimento o da cui trarre degli spunti.

Negli ultimi 18 anni ci sono state altre due epidemie importanti che coinvolgevano in maniera severa il sistema respiratorio umano la Sars (2002/2003) e la Mers (2012), che hanno però avuto un’espansione limitata, non arrivando all’espansione massima di pandemie, e che pertanto sono conosciute per lo più dagli esperti.

In questo momento stiamo invece vivendo una pandemia, cioè “una malattia che interessa tutte le persone sulla terra, e che ha un’estesissima e rapida diffusione, verso il quale non sono conosciute cure efficaci”

L’unica risposta efficace è quindi per ora, quella dell’adattamento ad eventi stressanti, cercando di incrementare ogni giorno la nostra capacità di tollerare questa esperienza costosissima a livello emotivo, mettendo in atto tutte le nostre risorse personali e sociali.

Dei colloqui on line orientati allo scarico emotivo dello stress, alla mentalizzazione delle difficoltà e mirati al potenziamento delle proprie risorse possono essere di aiuto.

 

 

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